
Ho ancora il sale sulla pelle e il sorriso addosso mentre scrivo. Questa volta sono salita sul gradino più alto, e credetemi, a 68 anni ha un sapore diverso, più intenso.
La Tuna Race Balfegó di Ametlla de Mar, in Catalogna, è stata per me “una gara quasi magica”. Domenica mattina sono entrata in acqua sapendo che avrei affrontato 2,5 km, ma anche i miei limiti. Perché sì, convivo da oltre un anno con i postumi di un infortunio alla spalla e con gli acciacchi che, a questa età, ogni tanto si fanno sentire. Eppure la determinazione è la stessa di quando ero una ragazzina.
Ho nuotato meno di un’ora, tenendo il ritmo, ascoltando il mare. “Ho stretto i denti, ho mantenuto il ritmo, ho ascoltato il mare”, ho detto subito dopo l’arrivo. E ho tagliato il traguardo prima, vincendo la mia categoria over 60.
La cosa più incredibile? A metà percorso un gruppo di delfini ha iniziato a nuotarci accanto. Non era solo un incontro. Era un segnale, un accompagnamento, quasi una benedizione marina che ha trasformato quei chilometri in qualcosa che va oltre lo sport. In quella zona del Mediterraneo capita spesso di vedere paesaggi naturali e presenze affascinanti di pesci e cetacei, ma viverlo in gara ti cambia dentro.
Sul podio, con il mio trofeo di legno a forma di tonno, ho pensato a quante volte mi sono chiesta se il conto degli anni si sarebbe fatto sentire davvero. Invece eccomi qui, a premiare me stessa prima di tutto. “Premiavano solo i primi in questa gara e io posso dire che ero lì sul podio”, e la gioia è stata doppia.
Non mi fermo. Adesso testa ai Campionati Mondiali di Ice Swimming di Oradea, in Romania. Dal caldo del Mediterraneo al gelo che ti mette alla prova in ogni fibra. È un bel salto, ma mi sento pronta. Fiducia, sempre. Perché l’acqua, che sia calda o gelida, per me resta casa.
Questa è la mia storia, quella di una gorgonzolese acquisita che non smette di mettersi in gioco. E se il mare mi regala ancora giornate così, io continuerò a tuffarmi.




