
Oggi ad Ampolla ho vissuto una di quelle giornate che non ti aspetti, quelle che iniziano tranquille e finiscono con un podio che ti lascia senza fiato. Era la mia prima volta qui, e già dall’arrivo sentivo quell’aria di gara che mi accende sempre qualcosa dentro. Dopo la consegna del chip e della cuffia ci hanno portato alla partenza in barca: un momento quasi solenne, tutti in silenzio, ognuno perso nei propri pensieri, e poi all’improvviso giù, tutti in acqua. Una linea veloce, un riferimento al palazzo alto nel porto, e via: si parte.
Appena ho iniziato a nuotare mi sono ritrovata sola. Nessuna scia da seguire, nessun gruppo a cui agganciarmi. Per un attimo ho perso il ritmo, come se il corpo avesse bisogno di capire dove si trovava. L’acqua era talmente calda da sembrare una SPA, una sensazione strana per una gara, quasi destabilizzante. Ma è proprio in quei momenti che la testa deve fare il suo lavoro. Mi sono detta: “Forza Stefy, allunga la bracciata, respira, vai.” E così ho fatto. Ho ripreso il ritmo, ho trovato la mia linea, ho sentito il corpo rispondere, la bracciata farsi più lunga, più forte, più mia.
Nuotavo e sentivo che stavo costruendo qualcosa, anche se non immaginavo cosa. Quando sono arrivata e ho visto il risultato, ho avuto un attimo di incredulità: bronzo. La mia prima volta ad Ampolla, una gara difficile, e sono salita sul podio. Una sorpresa che mi ha riempito il cuore. E non ero sola: quasi tutti del Tarraco premiati, oro e argento a raffica. Siamo una squadra incredibile, una famiglia di acqua e fatica.
Per concludere la giornata, una paella in compagnia, risate, un altro bagno — questa volta di puro piacere — e poi a casa. Felice, stanca, nonna KO ma con il sorriso.



