Ed eccomi lì, a iscrivermi a una gara decisamente impegnativa.
Potevo scegliere tra i 12 km e i 6.7… e ho scelto i 6.7. Una distanza che sentivo più mia, perfetta per mettere alla prova la mia spalla — e devo dire, con ottimi risultati.”

Siamo partiti da Tarragona e siamo arrivati a Tortosa per prendere il dorsale e il pacco gara: cuffia, maglietta e chip da mettere rigorosamente al polso destro.
La gara era nel pomeriggio, alle 16.30. Una buona pasta con grana, una banana… ed eccomi pronta per la grande sfida.

Il bus è arrivato puntuale alle 15.30 e ci ha portato al campo gara. Emozione pura.
Da quando sono stata operata, era la prima volta che mi rimettevo in gioco con così tanti chilometri. Certo, a favore di corrente… ma pur sempre tanti, e in un fiume che non conosco. Stamattina l’Ebro mi ha accolta con un’acqua diversa dal solito. Di solito la corrente ti prende, ti spinge, ti porta via come se volesse mostrarti la sua forza. Oggi no.
Oggi era più calma, più lenta, quasi trattenuta. E ho capito subito che sarebbe stata una gara da costruire tutta con le mie braccia.
Sono partita decisa, ma senza strafare: 6.7 km sono lunghi, e il fiume non regalava niente. Ogni bracciata era mia, ogni metro lo sentivo nelle spalle, nel fiato, nella testa. Eppure mi piaceva quella sensazione: era come parlare con l’acqua, ascoltarla, capirla, risponderle.
In certi tratti l’Ebro cambiava completamente. Nuotavo tranquilla, concentrata… e all’improvviso mi ritrovavo dentro a una lingua di alghe.
Un tappeto vero, che mi avvolgeva le braccia, le gambe, la pancia.
Sentivo le foglie che mi sfioravano, che si attaccavano alla pelle, e per un attimo mi è salito quel piccolo brivido di paura. Ho rallentato un secondo, giusto il tempo di capire come uscire da quel groviglio. Le alghe sembravano volermi trattenere, ma ho respirato, ho messo la testa avanti e ho continuato a nuotare pulito, lungo, deciso. Bracciata dopo bracciata, ne sono uscita. E lì ho capito che la gara non era solo contro la fatica: era anche contro gli imprevisti del fiume.
A metà percorso ho sentito che il ritmo era quello giusto. Non c’era la spinta che ricordavo, ma c’ero io — solida, presente, concentrata.
Ho iniziato a superare qualche nuotatore, uno alla volta, con quella calma aggressiva che mi viene quando sto bene.
Quando ho visto l’arrivo, ho dato tutto. Non per vincere: per chiudere forte, per rispetto della gara, per rispetto di me stessa.

E quando ho messo i piedi a terra, ho capito subito che avevo fatto bene. I miei compagni di gara erano lì a tifare e questo mi ha riempito di gioia.
Al “ ristoro “ anguria , melone ,banane e bibite ma anche un ottima salamella alla griglia “BALDANA” tipica della terra dell Ebro. Stanca ma felice ho aspettato i risultati e……… quando mi sono sentita chiamare sul podio non credevo alle mie orecchie. Si proprio io 2 posto su 6 + 60. Classifica 60/69 . Ne ho 68 per cui super felice di aver battuto le “ giovincelle “ 😂😂
Un tempo che non mi aspettavo 1.25,35
Una soddisfazione che mi ha riempito il petto. Oggi l’Ebro non mi ha spinta. Mi ha messo alla prova.
E io ho risposto.